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25 NOVEMBRE  – E’ come sembra

25 NOVEMBRE – E’ come sembra

November 24, 2025 SocialStation 6 min read 2 views

Il 25 Novembre insieme a Libere , lo spazio che Unisona e la Fondazione Una Nessuna Centomila dedicano alle scuole in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Il tema del 25 Novembre 2025 è la Violenza fisica e digitale degli uomini adulti sulle ragazze e le giovanissime.
Un fenomeno culturale e generazionale che si manifesta online e nella vita reale, alimentato da stereotipi, pornografia, mancanza di educazione al consenso e regressione dei modelli di libertà femminile.

L’evento aiuta studenti e studentesse a:

  • Riconoscere e nominare la violenza;
  • Capire il ruolo dei modelli culturali e digitali;
  • Promuovere una cultura del rispetto e del consenso;
  • Offrire strumenti a chi subisce o assiste alla violenza.

Educare all’affettività

Perché l’educazione all’affettività?

  • Perché se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”?
  • Come mai le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no?
  • E’ normale che si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo?
  • Se mamma non lavora è accettabile ma se non lavora papà è una vergogna?
  • Perché se ho dei chili in più tutti mi prendono in giro?

Sono solo alcuni dei “perché” a cui l’educazione all’affettività nelle scuole potrebbe provare a rispondere.

Quello che vorremmo è un diritto sancito nella Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia, che propone tra gli strumenti di prevenzione alla violenza maschile sulle donne: l’introduzione dell’educazione all’affettività negli ordinamenti scolastici.

Il III capitolo della Convenzione infatti si esprime in maniera chiara nel merito delle politiche di prevenzione da adottare e l’art.14comma 1, si occupa di definire sul piano dell’istruzione le attività dei governi rispetto agli atti di violenza che rientrano nel campo della Convenzione:

Le Parti intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”.

La situazione in Europa

Secondo questa interpretazione, accanto alla formazione didattica, ci deve essere anche la necessità di promuovere percorsi tesi a stimolare nelle ragazze e nei ragazzi la capacità di riflettere e ragionare sull’emotività, sui sentimenti, sull’affettività attraverso una formazione che si misuri criticamente con la complessa sfera dei sentimenti e con l’obiettivo di fornire alle giovani e ai giovani gli strumenti necessari a gestire i conflitti di domani, i fallimenti, i rifiuti.

In Europa è una realtà, in Italia siamo ancora in ritardo. Benché esistano esempi di autonomi progetti scolastici sul tema, non esiste una legge organica che ne strutturi il funzionamento nazionale.

La violenza maschile sulle donne, l’omofobia, il bullismo, il cyber bullismo e gli stereotipi di genere si combattono con l’educazione e la formazione sin da piccoli.

25 Novembre

Perché fare educazione affettiva a scuola?

Nessuno pensa ovviamente con l’educazione all’affettività di strappare alle famiglie l’educazione dei figli, ma non si deve commettere l’errore di pensare che tutte le figlie e tutti i figli di questo Paese vivano le stesse situazioni ambientali.

L’esperienza quotidiana, purtroppo, mostra come proprio nell’ambiente domestico possano celarsi forme di violenza, incomprensioni profonde o modelli relazionali distorti. La scuola, invece, rappresenta il primo vero spazio comunitario che bambini e adolescenti abitano per molte ore al giorno ed è dunque il luogo privilegiato per costruire relazioni sane e consapevoli.

Per questo l’istituzione scolastica ha il compito di offrire strumenti culturali, sociali e storici che aiutino gli studenti a leggere il mondo e a diventare cittadini aperti, responsabili e capaci di riconoscere le differenze. Dialogo e partecipazione sono la strada maestra. Servono momenti dedicati in cui affrontare direttamente temi come emotività, relazioni, discriminazioni di genere o religiose, cause della violenza, cyberbullismo e omofobia, in un confronto che coinvolga anche le famiglie.

La situazione in Italia

L’Italia, nonostante diverse proposte di legge, non ha mai introdotto un’ora strutturata di educazione sessuale; oggi, però, non basterebbe più. L’educazione all’affettività va oltre: non si limita alla dimensione corporea dei rapporti, ma esplora la costruzione delle relazioni, gli stereotipi radicati nel contesto sociale e i meccanismi che li alimentano.

Riguarda lo sviluppo integrale della persona e incide su tutte le fasi della crescita. Imparare a riconoscere e nominare le proprie emozioni migliora le capacità comunicative, rafforza l’equilibrio personale e potenzia anche l’apprendimento cognitivo.

È quindi fondamentale prevedere un percorso continuativo dai 3 ai 18 anni. Già nell’infanzia, l’immaginario proposto tende spesso a dividere bambine e bambini in ruoli rigidi; offrire possibilità di gioco e sogno non stereotipate è il primo passo per favorire una cultura della parità. Preadolescenza e adolescenza, poi, rappresentano fasi delicate, in cui emergono nuove pulsioni, ansie e l’ingresso nel mondo digitale.

Accompagnare ragazze e ragazzi in questo passaggio è un dovere educativo essenziale per evitare che si affidino, da soli, al web o a modelli distorti.

Rompi il silenzio e I luoghi simbolo