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Archeologia ed intelligenza artificiale insieme per proteggere la storia

Archeologia ed intelligenza artificiale insieme per proteggere la storia

September 12, 2025 SocialStation 4 min read 2 views

Archeologia e intelligenza artificiale sembrano mondi lontani, ma al Centre for Cultural Heritage Technology (CCHT) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) si incontrano ogni giorno.

Nel cuore di Venezia, un team di ricercatori combina algoritmi, sensori e analisi dei dati per proteggere il patrimonio culturale da minacce moderne come il traffico illecito di reperti, l’umidità e il degrado del tempo.

Qui l’AI non serve a “ricostruire il passato”, ma a salvarlo prima che venga cancellato. È un approccio proattivo: invece di intervenire dopo i danni, l’obiettivo è prevenire saccheggi e deterioramenti, fornendo agli enti di tutela strumenti di analisi avanzata e mappe di rischio aggiornate.

AI contro i saccheggi: dalla Puglia alla Siria

Uno dei progetti di punta è RITHMS, iniziativa europea che sfrutta l’intelligenza artificiale per individuare scavi clandestini e contrastare il traffico illecito di beni culturali. Le tecniche usate combinano immagini satellitari, algoritmi di machine learning e sistemi di change detection, capaci di rilevare variazioni sospette nel terreno nel tempo.

Archeologia ed intelligenza artificiale

La ricerca non si ferma ai satelliti: il CCHT esplora anche i social network con strumenti di Natural Language Processing (NLP), alla ricerca di conversazioni e annunci sospetti che possano indicare la presenza di traffici illegali.

Questa metodologia è stata applicata in aree ad alta densità archeologica in Toscana, Puglia e Sicilia, ma anche in contesti internazionali come la Siria, dove il conflitto ha devastato migliaia di siti storici. I dati raccolti diventano un patrimonio prezioso per addestrare i modelli predittivi e aiutare le forze dell’ordine a intervenire in tempo.

L’AI nei musei: digitalizzazione e accessibilità

Oltre alla lotta contro i saccheggi, il CCHT lavora su un’altra sfida: la gestione dell’enorme quantità di reperti conservati nei magazzini dei musei. Grazie a piattaforme robotiche per la digitalizzazione 3D, è possibile acquisire immagini e misure ad alta risoluzione di ceramiche, metalli e vetri, creando copie digitali pronte per la stampa 3D e per l’uso in ricerca e didattica.

Archeologia ed intelligenza artificiale

Il centro sviluppa anche strumenti di trascrizione automatica di manoscritti antichi, come quelli dell’Archivio del Museo Correr, e collabora con esperti di assiriologia per decifrare tavolette cuneiformi attraverso il riconoscimento di pattern visivi.

Il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale non sostituisce l’archeologo, ma ne potenzia la capacità di osservazione e analisi, aprendo la strada a una nuova archeologia digitale che protegge il passato e lo rende più accessibile al futuro.