Se l’è cercata. Un po’ è anche colpa sua. Ma hai visto come vestiva? Doveva aspettarselo. Certe cose non si fanno.
Quante volte avete sentito o anche detto queste frasi, commentando una notizia sentita in tv o avete letto commenti sui social network in cui si parlava di una donna vittima di violenza? Vi diamo uno spoiler…se l’avete fatto siete maschilisti, il maschilismo non riguarda solo gli uomini ma anche donne naturalmente. Perchè è questa la società in cui viviamo, una società maschilista che non rende sicura la vita delle donne e in cui tra loro non sono solidali.
Oggi è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, come se ci servisse un giorno in particolare per ricordarci che le donne vanno rispettate, protette, come se un giorno all’anno in cui i media ci sensibilizzano sull’argomento servisse da vaccino per tutto l’anno. Sappiamo bene che non è cosi, perchè ancora oggi avvengono tanti, troppi reati contro le donne.
Proprio in occasione di questa giornata tantissimi influencer e personaggi che hanno una grande visibilità sui social stanno dando il loro contributo per sensibilizzare i loro followers e cercare di far arrivare il messaggio sempre più in profondità. In particolare Chiara Ferragni ha parlato di victim blaming. Di cosa si tratta?
E’ un fenomeno in cui una donna che subisce una violenza viene a sua volta colpevolizzata, purtroppo un fenomeno molto diffuso soprattutto dai media, dagli uomini e drammaticamente anche dalle donne. Donne che colpevolizzano altre donne, solo a dirlo è tremendo. Spostare la colpa dall’aggressore alla vittima con frasi che sentiamo quotidianamente dappertutto tipo : com’era vestita? era ubriaca? cosa si aspettava quando si è messa in questa situazione? Purtroppo la vittima di stupro, minaccia, violenza alla fine è cosi bombardata da questi atteggiamenti che finisce per crederci, credere che anche lei in parte è colpevole di quello che è successo. Ed è anche per questo che le denunce sono poche rispetto ai reati che vengono commessi sulle donne.

Un altro fenomeno che in queste settimane è oggetto di discussione è lo slutshaming, termini che diventano hashtag per diventare virali, in una società sempre più virtuale i social sono il mezzo attraverso il quale comunicare e quindi è giusto anche imparare il loro linguaggio per trasmettere un messaggio che sia efficace. Di che si tratta quindi?
Far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali che si ritengono in contrasto con il proprio ideale femminile. Chi sono le vittime dello slutshaming?
Sono le vittime del revenge porn, che ricordiamo essere un reato, quindi donne che vengono isolate, attaccate e stigmatizzate nonostante siano vittime di un reato. Non è uno scherzo, non è un atto di goliardia maschile, non è divertente…è punibile per legge. (La legge 19 luglio 2019 n. 69, all’articolo 10 ha introdotto anche in Italia il reato di revenge porn, con la denominazione di diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti). Il revenge porn viene utilizzato come un’ arma di distruzione della reputazione di una donna e la cosa che fa davvero incazzare che sono le stesse donne ad adottare questo tipo di comportamento su altre donne. Donne che giudicano , puntano il dito e condannano da non si sa quale aula di tribunale altre donne.

Questo è il momento di cambiare le cose, di parlarne, di prendere posizione, di cercare alleati fra le donne, fra gli uomini che ovviamente la pensano in modo diverso rispetto a chi commette questi reati. E visto che la comunicazione passa tutta dai social network , è il momento di condividere il più possibile i messaggi positivi che tante persone stanno mandando, un segnale di cambiamento che parte da chi ha un’influenza su di noi e che a nostra volta possiamo ripostare per non restare più a guardare davanti ad una minaccia, una battuta sessista, un fischio per strada, qualsiasi comportamento che lede la nostra dignità e la nostra persona, ci ferisce e lascia segni visibili e invisibili per sempre.