Generazione Neet, avete mai sentito questa parola?
L’acronimo NEET (Not in Education, Employment or Training) è stato creato nel Regno Unito alla fine degli anni ’90, ma si è diffuso dal 2010, quando l’Unione Europea introduce il tasso di NEET come indicatore di riferimento sulla condizione delle nuove generazioni.
Il target
L’indicatore europeo dei Neet comprende i giovani tra i 15 e i 34 anni che sono disoccupati e anche quelli inattivi, ovvero tutti quei giovani che sono impegnati nella ricerca di un lavoro o che sono “scoraggiati” ed hanno smesso di cercarlo.
Come si diventa Neet?
La strada più semplice è smettere di studiare e non cominciare a lavorare.
La più affascinante è mollare tutto e partire per il Laos.
Ma a parte le scelte personali, ci sono dei fattori socio-economici che favoriscono l’ingresso e la permanenza nella condizione di NEET.
Quali sono questi fattori? Il rapporto di Eurofound li riassume così:
- Educazione: un basso livello di istruzione aumenta di 3 volte il rischio di diventare NEET.
- Genere: le donne hanno il 60% di probabilità in più di diventare NEET.
- Migrazione: avere un background migratorio aumenta del 70% il rischio di diventare NEET.
- Disabilità: avere una disabilità aumenta il rischio del 40%.
- Famiglia: avere genitori divorziati comporta un rischio maggiore del 30%; avere genitori disoccupati aumenta il rischio del 17%; avere genitori con un basso livello di istruzione raddoppia la probabilità di diventare NEET.
- Residenza: vivere in aree remote aumenta di 1,5 volte la probabilità di diventare NEET.
Un mix di fattori che ha un’evidente connessione con la strutturazione delle disuguaglianze socio–economiche anche in molti altri aspetti della società.

Un po’ di statistica
I dati Eurostat ci mostrano che in Italia la dimensione del fenomeno Neet è più elevata rispetto alla media europea: siamo intorno al 23%, contro il 13% del resto del vecchio continente.
La situazione non migliora certo se scomponiamo il dato in relazione al genere, con una percentuale di donne Neet addirittura al 24,3%.
Il fattore chiave che può spiegare il fenomeno dei Neet in Italia in confronto agli altri Paesi europei è l’inefficienza dell’intero percorso di transizione scuola-lavoro.
La mancanza di strumenti efficaci per supportare i giovani ed orientarli durante la ricerca di un lavoro influisce negativamente anche sull’approccio mentale dei ragazzi rispetto alla fiducia verso i futuro.
Perchè è un problema essere Neet
Se sei in viaggio da una vita forse non è un problema, se invece sei in una situazione vissuta più passivamente la permanenza nella condizione di Neet ha delle conseguenze individuali, sociali, economiche.
A livello individuale, più tempo si passa in questa condizione più aumentano gli svantaggi nell’accesso al mondo del lavoro e ad un reddito adeguato, di sviluppare problemi di salute fisica e mentale e di trascurare le proprie relazioni sociali.
Questa configurazione di svantaggio non può che avere anche un impatto sociale più ampio: i Neet sono meno propensi dei loro coetanei a partecipare attivamente alla vita sociale, culturale e politica.

Cosa possiamo fare?
Sono tre le istituzioni cruciali quando parliamo di giovani NEET: il sistema educativo, il sistema di welfare e il mercato del lavoro.
Il sistema educativo gioca un ruolo determinante: bisogna prevenire e contrastare l’abbandono scolastico e supportare la transizione scuola-lavoro
Programmi che sperimentano metodologie didattiche innovative per promuovere un approccio orizzontale e ludico all’apprendimento, diminuendo lo stress da performance e il senso di immobilità spesso percepito a scuola da questi alunni.
Sul fronte del lavoro sono decisive le attività che promuovono la formazione e orientamento al lavoro e la realizzazione di tirocini e apprendistato come effettive esperienze di lavoro.
Il fattore famiglia è estremamente importante, chi non ha una famiglia alle spalle, o chi ha una famiglia non in grado di fornire un sostegno socio–economico sostanziale e continuativo, parte da una situazione di svantaggio in Italia più che in altri paesi è difficile da recuperare.
Quindi è importante intervenire con politiche in grado di sostenere il processo di emancipazione dei giovani dalle famiglie, con supporti pubblici che consentano loro di vivere da soli, studiare, formarsi senza dover dipendere dalle risorse familiari.
E’ una situazione complessa lo sappiamo, fa la differenza il contesto in cui viviamo.
Quindi creare un contesto dove i giovani abbiano la possibilità e il desiderio di studiare, lavorare e vivere appieno sembra utopia ma potrebbe essere utile guardare e prendere spunto dai modelli europei per dare una svolta all’Italia.
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