Le Nazioni Unite, nel 1990, adottarono la risoluzione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. Dieci anni dopo, in ricordo di quel traguardo, la stessa ONU scelse la data del 18 dicembre per l’istituzione di una Giornata internazionale dei migranti.
L’obiettivo era – ed è ancora – quello di stimolare riflessioni e analisi sul contribuito che i milioni di migranti, nel mondo, danno ai paesi d’accoglienza e a quelli d’origine, promuovendo il reciproco rispetto dei diritti umani fondamentali.

Una crisi dopo l’altra
L’analisi del fenomeno migratorio, oggi, non può però prescindere da una più generale analisi sulle diverse crisi che si sono sommate e succedute nel corso degli ultimi anni. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) – in un report del 2020 – contava 281 milioni di persone migranti nel mondo, circa il 3,6% della popolazione mondiale. Nel 2000, erano il 2,8%.
Sul trend, già in rapido aumento, pesano oggi gli effetti del cambiamento climatico, le guerre, la crisi economica aggravata dalla pandemia di Covid. Solo lo scorso anno, sono stati 59 milioni gli sfollati interni, civili costretti a fuggire da guerre o persecuzioni, ma rimasti entro i confini del proprio paese.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in occasione della Giornata dei migranti, è intervenuto con un messaggio in cui ha indicato gli obiettivi che le politiche internazionali dovrebbero adottare, per migliorare le condizioni di vita dei migranti e favorire processi migratori liberi e sicuri.
“Negli ultimi otto anni, almeno 51.000 migranti sono morti e altri migliaia sono scomparsi. Dietro ad ogni numero c’è un essere umano: una sorella, un fratello, una figlia, un figlio, una madre o un padre. I diritti dei migranti sono diritti umani. Tali diritti devono essere rispettati senza discriminazioni e indipendentemente dal fatto che il loro migrare sia forzato, volontario o formalmente autorizzato”.
L’obiettivo primario – ribadisce il segretario generale – deve essere la salvezza delle vite umane:
“Doppiamo fare tutto il possibile per prevenite la perdita di vite umane, come imperativo umanitario e obbligo morale e legale. Dobbiamo provvedere agli sforzi di ricerca, di salvataggio e all’assistenza medica. Dobbiamo ampliare e diversificare i percorsi di migrazione basati sui diritti. Inoltre, abbiamo bisogno di un maggiore sostegno internazionale per gli investimenti nei Paesi d’origine, per far sì che la migrazione sia una scelta e non una necessità. Non c’è una crisi migratoria, ma una crisi di solidarietà”.
La mancanza di percorsi migratori – evidenziata da Guterres – mette in serio pericolo la vita di milioni di persone, costrette a intraprendere viaggi rischiosi ogni anno. Più di 51.000 persone, vale la pena ripeterlo, sono morte negli ultimi anni nel tentativo di migrare. Tra queste, anche un numero incalcolabile di bambini.
Una volta nel paese d’accoglienza, indipendentemente dalle politiche d’accoglienza, i migranti rappresentano uno dei più gruppi più emarginati della società e più vulnerabili. Hanno spesso un accesso limitati ai servizi essenziali, assistenza sanitaria compresa, e svolgono lavori temporanei, non protetti e non sicuri.

E in Italia?
Per capire qual è la situazione in Italia, nello specifico, è utile dare un’occhiata al Rapporto “Una presenza stabile, ma che sta cambiando”, presentato dall’Istat lo scorso luglio e dedicato al fenomeno migratorio nel nostro paese.
Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennario 2022 sono 5.193.668, 200mila in più rispetto a tre anni fa. Nel corso del 2021, ai cittadini del Pakistan (6.090), del Bangladesh (5000) e della Nigeria (3000) sono stati rilasciati il maggior numero di permessi di soggiorno.
All’11 giugno 2022, stando ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, sono 132.129 le persone in fuga dalla guerra in Ucraina: 69.493 donne, 20.181 uomini e 42.455 minori.
Le famiglie con almeno un componente straniero, nel 2021, sono 2 milioni e 400mila, il 9,5% del totale. Tra gli alunni stranieri delle scuole secondarie il 78,5% pensa in italiano e dichiara di aver percepito un peggioramento della situazione economica – a causa della pandemia – più degli italiani (39,1% contro il 28,7%).
In dieci anni – tra il 2011 e il 2020 – 400mila ragazzi stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana dai genitori e in 57mila hanno ottenuto la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno di età. Al 1° gennaio 2020 l’Istat conta 1 milione di minorenni nati in Italia da genitori stranieri.
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