Tra le serie da tenere d’occhio nella nuova stagione, House of the Dragon è riuscita, episodio dopo episodio, a smentire i timori che ne hanno preceduto la messa in onda. Il primo spin-off de Il trono di spade è ormai a un passo dal gran finale ed è già possibile tracciare un primo, positivo bilancio.
Creata da Ryan Condal e George R. R. Martin, House of the Dragon segue gli eventi narrati in parte nell’opera Fuoco e sangue, dedicata alla caduta della Casa Targaryen e alla guerra civile passata alla storia, nel mondo di Westeros, come “Danza dei draghi”.

“La Danza dei draghi”
Nel 101 D. C. (dopo la conquista di Westeros da parte di Aegon I Targaryen), l’anziano re Jaehaerys I sa che, per evitare una guerra civile, deve nominare un successore il prima possibile. La morte dei suoi due figli maschi, legittimi eredi al trono, ha dato ai numerosi discendenti il pretesto per reclamare per sé il potere, creando tensioni per tutto il continente.
Il Gran Concilio dei lord di Westeros deve quindi scegliere tra due candidati: Rhaenys Targaryen, unica figlia di Aemon, a sua volta primogenito di Jaehaerys, e Viserys Targaryen, figlio di Baelon. Il voto dei lord premia Viserys, che potrà quindi sedere sul trono di spade alla morte del nonno.
La guerra è solo rimandata.
Molti anni dopo, come previsto, Viserys I Targaryen è re. Ma l’armonia dei regni è ancora fragile, il trono è ambito e, ancora una volta, l’assenza di eredi maschi rischia di innescare una serie di gravi conseguenze.
Le ragioni del conflitto sono tutte qui, quella “danza dei draghi” che porterà alla caduta della più grande e potente famiglia reale di Westeros.

“O si vince o si muore”
Nel 2019, HBO annunciò la produzione di una serie, dal titolo provvisorio Bloodmoon, dedicata alla nascita del Re della notte. Venne comunicata l’entrata nel cast dell’attrice Naomi Watts e ne venne girato un episodio pilota. Poi, la cancellazione. Il risultato finale, deludente, non giustificava l’impegno economico.
House of the Dragon venne annunciato immediatamente dopo, con un post su Facebook. Con queste premesse, dopo l’enorme delusione con cui pure venne accolto il finale di Game of thrones, è evidente che non ci si poteva aspettare alcunché.
Eppure, House of the Dragon ha saputo ricucire quel patto di fiducia col proprio pubblico, settimana dopo settimana, sorprendendolo e dimostrando tutta la propria indipendenza dalla serie madre.
È una serie televisiva che con Game of thrones condivide stile, ambientazione, regole e che non rinuncia nemmeno a qualche strizzata d’occhio, ma gioca una partita tutta sua. Non c’è, qui, una minaccia esterna contro cui combattere e non c’è bisogno di viaggiare da un estremo all’altro del continente, impiegando giorni e giorni di navigazione.

C’è solo un pugno di personaggi, in House of the Dragon, che si muove tra le stanze di qualche palazzo, nell’ombra, tramando l’uno contro l’altro, alleandosi a seconda della convenienza del momento. L’obiettivo comune è la propria sopravvivenza, minacciata non da una creatura soprannaturale, ma dalla sete di potere del parente più prossimo.
L’esistenza stessa di un fratello può minacciare la vita della sorella, le scelte di una madre possono essere un rischio per il proprio figlio, e così via.
In Game of thrones, Cersei Lannister diceva che “quando si gioca al gioco del trono, o si vince o si muore”. I Targaryen moriranno, lo spettatore lo sa già, ma non rimane che capire quale mossa sarà loro fatale, chi ne determinerà la caduta e quanto sarà dolorosa.

Che fine hanno fatto i draghi?
Non è una serie facile, House of the Dragon, perché concede molto poco all’azione, ancor meno che Game of thrones, e preferisce le attese, i dialoghi, l’introspezione che è propedeutica all’evoluzione dei personaggi. Ed è il motivo per cui la serie ha potuto permettersi un rinnovo del cast, per motivi narrativi, senza risentirne.
Tutto è ragionato, motivato da una scrittura che non lascia mai niente al caso, non dimentica nessun personaggio ed è capace di colpire lo spettatore centellinando i colpi di scena.
Tra gli infiniti meriti, va segnalato anche un difetto enorme, che è anche un desiderio: mancano i draghi. In House of the Dragon, per ora, i draghi giocano un ruolo troppo marginale.
Gli showrunner hanno confermato che nel corso delle stagioni vedremo, in totale, 17 draghi. La speranza, però, è che le creature non siano solo meraviglie in computer grafica, da lasciare sullo sfondo, ma che possano giocare un ruolo fondamentale nella narrazione.
Sono tante le domande, ancora senza risposta, sul rapporto tra i Targaryen e i draghi: il perché di questo legame, quando nasce, in cosa consiste davvero. House of the Dragon è l’occasione perfetta per poterlo esplorare, aggiungendo pure un elemento fantasy che fino a questo momento è mancato alla serie.
Su Sky Atlantic, il 23 ottobre andrà in onda il finale di stagione. Nel frattempo, HBO ha già messo in cantiere la seconda stagione.