Il buio fuori, e poi dal caos e dall’incertezza era sorto un ordine nuovo, che era entrato e sovvertito ogni cosa.
Domenico camminava rapidamente lungo l’ultimo pezzo di mura stringendo la valigia al petto. A tratti gettava sguardi fugaci all’indietro, a Zaira che lo seguiva con passo lungo ed elegante.
Arrivato alla fine si era fermato. Lì in quel punto le mura rovinavano in un mucchio di macerie e sterpaglia.
Il sentiero proseguiva scendendo di nuovo sulla strada, ma Domenico aveva smesso di sentirsi tranquillo su quelle fortificazioni, aveva appena visto che pure quelle potevano venir giù e cedere il passaggio a chi di fuori voleva entrare.

Infatti aveva fatto appena in tempo a scivolare dietro le fronde di un albero cresciuto tra le pietre poco prima che un gruppo ridotto d’intrusi correndo come ombre fugaci era sfrecciato da fuori a dentro perdendosi nelle vie del centro storico.
«Le mura da sempre hanno rappresentato il limite delle norme di un popolo. Non avevano soltanto una funzione architettonica e militare che divideva la città dalla campagna, il nemico in armi dal cittadino, ma erano un simbolo» Zaira gli era a fianco con voce tranquilla «Un simbolo sacro».
Gli intrusi dal buio
«Chi erano quelli?» aveva domandato Domenico.
«Secondo le leggende dell’antichità a volte erano gli stessi dèi ad ergere le mura a protezione di una comunità. Una città potente e antica, Troia, vide le sue mura erette da Poseidone e Apollo».
Domenico aveva cominciato a guardare Zaira poi di nuovo la strada «Che senso aveva?».
«Ti ricordi quando ti raccontavo che per l’uomo antico il dio risiedeva nello Ziggurat al centro delle prime città sumere?
Ebbene le mura determinavano la proprietà di quel dio. Tutto ciò che era al di dentro apparteneva a lui, e tutti coloro che ci abitavano gli dovevano obbedienza e il rispetto delle sue norme.

«Ma dove sono andati?» Domenico si era appena asciugato la fronte con un fazzoletto.
«Non a caso nel libro della Bibbia, uno dei più importanti testi per le principali religioni di oggi, ci parla di una città, Gerico, e delle sue mura possenti» quindi Zaira appoggiandosi a una pietra caduta dall’antica breccia aveva preso a smuoverla avanti e indietro.
Domenico allora aveva cominciato a seguire quel movimento aggrottando la fronte a un pensiero che aveva preso a inquietarlo
«Che cosa gli successe?».

«In realtà non lo sappiamo con precisione» Zaira aveva lasciato la pietra al suo posto ed aveva ripreso a scendere per il sentiero fino all’acciottolato della strada «perché spesso la letteratura non segue le stesse orme della storia. Oggi la scienza che studia i resti delle antiche città perdute, l’archeologia, ci dice che da una parte c’è il mito, e da quell’altra appunto la storia, di uomini e di donne».
«Perché?».
Perché l’essere umano ha sempre avuto bisogno di un mito per spiegare le cose, per dare un senso alle proprie azioni e capire il mondo che lo circonda.
«E il mito che racconta?».
Gli ebrei
«Il popolo degli Ebrei, un popolo nomade che vagava per i deserti dell’Antico Levante, arrivati di fronte alle mura di Gerico, per ordine di Dio abbatterono le mura al suono di trombe, espugnarono la città e fecero strage di tutti i suoi abitanti» Zaira ferma sulla strada si era voltata a osservare Domenico scendere dalle ultime scale del sentiero.
«Che storia orribile» con una smorfia si era portato di nuovo a un passo da lei

«E la storia?».
«Ci dice che all’epoca non era strano lo sterminio di una città in nome di una divinità. Ma in quel caso le cose non erano andate esattamente così.
Quando gli ebrei arrivarono alle porte di Gerico, questa non era più la città potente di un tempo e non aveva nemmeno uno steccato a proteggerla da fuori.
«Che senso aveva?».

Zaira aveva ripreso a camminare nella stessa direzione in cui erano spariti gli intrusi di prima
Quando Israele percorreva gli altopiani e i deserti della terra di Canaan, era un piccolo popolo insignificante tra i giganti dell’epoca. L’Egitto, l’Assiria, Babilonia.
Non contava con una tradizione di eroi, conquistatori e guerrieri. Era vulnerabile e non aveva una terra
Domenico si era voltato per cercare di scorgere se al di là della breccia altre figure sarebbero spuntate dal buio penetrando in città e assalendoli alle spalle.
Distruggere e ristabilire
«Gerico era la prima città all’entrare nella terra promessa. Dovevano dimostrare che la conquista non avvenne per mano d’uomo ma per opera e volere di Dio.
Non erano gli uomini ad aver abbattuto le mura, non era stata la spada ma un nuovo Dio, con i suoi nuovi comandamenti, a sradicare le norme sacre del popolo che vi risiedeva.

Il crollo delle mura era il simbolo della caduta delle antiche norme.
Dal caos del buio fuori e dell’ incertezza era sorto un ordine nuovo, che era entrato e sovvertito ogni cosa.

La comunità poteva sugellare con fiducia che quel modo di vivere era voluto e protetto da un Dio. Il Dio che ne aveva forgiato l’identità» con un gesto teatrale Zaira aveva alzato un braccio e lo sguardo al cielo.
Continua…
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