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Il gene wanderlust esiste davvero?

Il gene wanderlust esiste davvero?

December 05, 2022 SocialStation 4 min read 2 views

Il gene wanderlust pare che sia responsabile della nostra irrefrenabile voglia di viaggiare, ma esiste davvero?

La parola tedesca “wanderlust” si può tradurre come “l’irresistibile necessità di viaggiare che consuma alcune persone”.

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Vi è mai capitato di sentire una necessità impellente di partire, di vedere nuove parti del mondo, conoscere persone, tradizioni e annusare l’aria poco familiare e ricca di emozioni di un luogo sconosciuto?

Non deve per forza essere dall’altra parte del mondo, anche una nuova città da scoprire a pochi km da casa, gustare il cibo di strada, oppure i piatti migliori in un ristorante tradizionale, visitare muse, mostre e scoprirne la storia.

Puntualmente poi si ripresenta quella sensazione di inquietudine e necessità di partire anche se stiamo bene a casa.

Un po’ di antropologia

Da un punto di vista antropologico, gli esseri umani sono una specie esploratrice.

Le radici dell’umanità sono legate all’Africa, i nostri antenati iniziarono a lasciarla intorno ai 70.000 – 50.000 anni fa , stabilendosi poi in soli 50.000 anni, in tutto il mondo, adattandosi ai climi e alle condizioni ambientali più estreme.

Il viaggio è un modo di sopravvivere e cercare di migliorare le proprie condizioni di vita.

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L’ipotesi del gene wanderlust

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behaviour la colpa sarebbe di un gene, cioè dal recettore di dopamina D4 che sarebbe il responsabile della voglia irrefrenabile di viaggiare.

Una delle scoperte è che il gene DRD4, coinvolto nella regolazione dei livelli di dopamina nel cervello, potrebbe essere collegato a questo tipo di comportamenti , e circa il 20% degli esseri umani possiede una variante di questo gene , che è collegata ad irrequietezza e curiosità.

Un altro fattore che può contribuire a questa “sindrome” sembra essere la capacità che abbiamo sviluppato da bambini di sognare e viaggiare con l’immaginazione, che poi traduciamo da adulti in realtà.

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C’è poi l’amore per le carte geografiche, per guide, voucher e libri che parlano di posti inesplorati, il tutto condito da un forte spirito di avventura, un pizzico di incoscienza, una buona propensione ad affrontare rischi e relazioni nuove, a partire in solitaria.

La ricetta perfetta per essere un wanderlust.

E poi anche la scienza dice che la necessità di viaggiare non è una malattia, ma una necessità strutturale di molti esseri umani.