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Illusioni ottiche – Come ingannare il cervello

Illusioni ottiche – Come ingannare il cervello

August 13, 2022 SocialStation 3 min read 2 views

Le illusioni ottiche sono una sfida divertente per ingannare il nostro cervello.

Di solito gli occhi, o più in generale l’apparato visivo, ci servono per percepire la realtà che ci circonda così com’è.

Può accadere, però, che alcune caratteristiche delle immagini che osserviamo siano tali da ingannare i nostri sensi e il cervello, dandoci l’impressione di una realtà travisata o che non esiste affatto.

È il caso delle illusioni ottiche e cognitive, che il più delle volte fanno leva sulle assunzioni che il sistema percettivo umano compie in continuazione secondo il principio dell’economicità a livello di sforzo cerebrale.

Non sembra ma si muove

L’immagine di questa fotografia è assolutamente statica, eppure se la si osserva attentamente sembrerebbe muoversi, come se si allargasse e restringesse contemporaneamente o ci fossero dei cilindri rotanti.

Questo avviene attraverso un effetto ottico che letteralmente inganna il cervello, dando l’illusione di un movimento che non esiste affatto.

Questa foto, insieme a tante altre, fa parte della optical art, una tipologia di arte basata su specifiche tecniche in grado di indurre uno stato di instabilità percettiva in che la guarda attraverso un sapiente utilizzo di linee e colori.

Il cuore batte

Anche questa immagine è statica, ma mentre la si osserva sembra muoversi: fissando il cuore si ha la sensazione che questo si ingrandisca, ma in realtà è solo il nostro cervello che elabora le informazioni in maniera errata restituendoci la sensazione che stia diventando sempre più grande.

Effetto Troxler

Fissando il puntino nero al centro dell’immagine per qualche secondo, scoprirete che i colori intorno perderanno progressivamente di luminosità, finendo per sparire del tutto.

Non è ovviamente magia, ma c’è una precisa spiegazione scientifica, detta effetto Troxler (in onore del medico e filosofo Ignaz Paul Vital Troxler) e dovuta all’adattamento visivo.

In termini semplici, focalizzando l’attenzione su un punto preciso al centro di un’immagine, il resto del disegno perde di nitidezza fino a dissolversi completamente. Questo accade perché i neuroni preposti alla vista si adattano agli stimoli visivi e dopo un po’ di tempo non percepiscono più l’immagine, esattamente come accade per la sensazione tattile.

La griglia che brilla

Un’illusione ottica molto simile alla griglia di Hermann del 1985.

L’immagine è caratterizzata dalla presenza di una griglia grigia, su fondo nero, dove in corrispondenza delle intersezioni tra le linee appaiono dei pallini bianchi luminosi.

Guardando la griglia con attenzione, però, i pallini sembrano bianchi o neri a seconda del punto su cui si fissa lo sguardo. La spiegazione risiede nel fatto che i nostri recettori si fanno ingannare dalla maggiore intensità luminosa nel contrasto chiaro-scuro, facendoci percepire una sorta di illusorio movimento dei pallini stessi.

Il triangolo di Kanizsa

Altro triangolo, altra illusione: il primo a descrivere questo effetto ottico fu lo psicologo Gaetano Kanizsa nel 1955.

Nella figura ci sono disegnati due triangoli equilateri incompleti e sovrapposti. Quello sotto si intravede per la presenza di alcuni tratti del perimetro, dell’altro sono evidenziati solamente gli angoli. 

Di fatto i triangoli non esistono, ma attraverso l’effetto ottico conosciuto come profilo soggettivo si tende a immaginare le due figure nel loro complesso. Inoltre, il triangolo sopra appare più luminoso delle altre zone del disegno, ma in realtà non c’è alcuna differenza con le zone adiacenti.

Esistono tantissime illusioni ottiche, diventate virali sui social network, alcune immagini hanno fatto la storia e sono entrate di diritto nei manuali di psicologia cognitiva.