Se si è troppo cresciuti per i travestimenti e i “dolcetto o scherzetto?”, un’alternativa sempre valida per la notte di Halloween è la solita scorpacciata di film dell’orrore, con tutto il repertorio di sangue, jumpscare, creature soprannaturali, adolescenti indifesi e serial killer mascherati.
Ma gli horror che affollano le sale ogni anno, soprattutto in occasione della ricorrenza, non meritano spesso il prezzo del biglietto. Meglio, allora, ricordare alcune delle saghe più terrificanti di sempre, quelle che abbiamo amato e di cui non ci stancheremo mai, per una maratona casalinga da brividi.

Halloween
Il 24 ottobre 1978, nei cinema americani venne distribuito un piccolo film indipendente, realizzato in soli venti giorni da un gruppo di amici, con un budget ristrettissimo. John Carpenter, il regista, aveva diretto appena due film, pure quelli con pochi mezzi. Assieme a Debra Hill, buttò giù una sceneggiatura semplice, che gli era stata suggerita da Irwin Yablans.
La storia, ambientata nel giorno di Halloween, ruota attorno a un gruppo di giovani babysitter e a un serial killer mascherato, armato di coltello, che dà loro la caccia senza nessun reale motivo.
Halloween – La notte delle streghe, uno dei film indipendenti più redditizi nella storia del cinema, ebbe il grande merito di ridefinire il concetto stesso di film dell’orrore. Alla creatura di Carpenter risale, infatti, la nascita dello slasher movie, quel particolare gruppo di film horror in cui un antagonista mascherato insegue e uccide un gruppo di giovani, per i motivi più disparati.
Per il sequel, che nelle intenzioni dei produttori avrebbe dovuto chiudere la storia di Michael Myers (l’assassino) e Laurie Strode (la protagonista), Carpenter cedette la regia a Rick Rosenthal, pur continuando a esserne sceneggiatore, produttore e autore delle musiche.
In realtà, non solo la saga non andò incontro a nessuna conclusione, ma è ancora oggi più viva che mai. Michael Myers ha attraversato quattro decenni di cinema, adattandosi di volta in volta alle esigenze del momento, con esiti spesso disastrosi.
L’ultimo capitolo – Halloween Ends – è arrivato in sala solo pochi giorni fa. Quattordicesimo film, tra sequel e reboot, terza parte di una trilogia diretta da David Gordon Green, Ends congeda definitivamente la Laurie Strode di Jamie Lee Curtis e prova a dare l’ennesimo finale a Michael Myers, ma è difficile credere che il secondo non trovi il modo di fare ritorno.

Nightmare
Nel 1984, quando gira Nightmare – Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street), Wes Craven ha una discreta esperienza dietro la macchina da presa e ha già diretto Le colline hanno gli occhi, altro capolavoro del genere horror.
Nightmare è però un film diverso, persino più personale. Il nome del protagonista della saga, Freddy Krueger, è lo stesso del bullo che lo torturava. L’aspetto del personaggio, invece, ricorda quello di un barbone che lo spaventò da bambino.
C’è un assassino che perseguita un gruppo di adolescenti, anche qui, come in Halloween, ma le analogie si fermano. La trama di Nightmare è soprannaturale: Freddy è una creatura che vive e trae forza dal mondo dei sogni, ed è lì che attira le sue vittime, per poi ucciderle. Nancy Thompson e i suoi amici devono resistere al sonno, restare svegli, per capire chi è l’assassino e perché ha scelto proprio loro come vittime.
Nelle motivazioni di Freddy c’è – forse – la grande intuizione di Wes Craven, che eleva il film e gli permette di rientrare tra i capolavori del genere.
Krueger, anni prima, venne arrestato e processato per avere ucciso alcuni bambini. Dovette poi essere rilasciato dalla prigione, per colpa del giudice, colpevole di non aver firmato tutti i documenti. Furono gli adulti della città a farsi giustizia da soli, bruciando vivo l’assassino. Ritornato, non si sa come, dalla morte, Freddy decide di vendicarsi assassinando i figli di chi lo uccise.
Al primo, meraviglioso Nightmare farà seguito una serie di episodi meno ispirati, cross-over, reboot e persino una serie televisiva, nessuno dei quali è più riuscito a replicare la formula originale.

The Conjuring Universe
Ed e Lorraine Warren, sposi dal 1945 e fino alla morte di lui, nel 2006, amavano definirsi demonologi. Dedicarono la loro vita alla ricerca e allo studio del paranormale e delle manifestazioni soprannaturali.
Dai loro racconti, in passato, erano già stati tratti dei film horror. La saga di Amytiville, ad esempio, è liberamente ispirata a uno di questi.
Cambia tutto nel 2011, quando la New Line Cinema affida a Chad e Carey Hayes il compito di scrivere una sceneggiatura sul caso della famiglia Perron. I due sceneggiatori decidono – e sarà la scelta vincente – di spostare il punto di vista della vicenda e rendere protagonisti del film proprio Ed e Lorraine Warren.
L’esordio di L’evocazione – The Conjuring al cinema, nel 2013, è folgorante: diretto da James Wan, convince pubblico e critica e incassa, nel mondo, 320 milioni di dollari.
Poi, di nuovo, l’intuito: i produttori si rendono conto che quel film di successo ha grandi potenzialità, non solo per una nuova saga horror, ma per un vero e proprio universo espanso. Da qui, una serie di spin-off, due sequel e un terzo in arrivo.

Non aprite quella porta
Agli inizi degli anni ‘70, Tobe Hooper lavorava all’Università del Texas come cineoperatore di documentari e assistente alla regia. In quel periodo iniziò a lavorare a una storia, che in origine sarebbe dovuta essere fantasy, sull’isolamento, l’oscurità e i boschi. Kim Henkel gli consigliò di abbandonare l’idea del fantasy e di concentrarsi sull’horror, così Hooper si fece ispirare da alcuni casi di cronaca.
Il risultato fu, nel 1974, Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre).
“Il film che state per vedere è un resoconto della tragedia che è capitata a cinque giovani, in particolare a Sally Hardesty e a suo fratello invalido Franklin; il fatto che fossero giovani rende tutto molto più tragico, le loro giovani vite furono stroncate da eventi così assurdi e macabri che forse neanche loro avrebbero mai pensato di vivere”
La tagline che apre il film spiega agli spettatori che gli eventi raccontati nel film sono reali, ma è una finzione. Hooper prese solo in parte spunto dagli omicidi di Ed Gein, ma protagonisti, ambientazione ed eventi sono frutto della sua immaginazione.
Leatherface, come Michael Myers e Freddy Kruger, entrò ben presto nell’immaginario collettivo legato al cinema horror. Come lui, la sua inseparabile motosega. Hooper rivelò, anni dopo, che l’idea di dotare l’assassino di una motosega gli venne in un supermercato: vedendone una, pensò che sarebbe stato facile farsi largo tra la folla se ne avesse impugnata una.
Più discontinua delle altre saghe horror, come le altre, Non aprite quella porta si è concessa sequel, prequel e spin-off. Ogni capitolo reinventa elementi della trama, aggiungendone alcuni ed eliminandone altri, col risultato che l’intera serie di film manca di una coerenza narrativa e temporale.
L’ultimo in ordine di arrivo, omonimo e diretto da David Blue Garcia, è stato distribuito su Netflix quest’anno.