The Idol è la nuova serie HBO molto discussa, sin da quando è approdata su Sky e Now il 5 giugno.
E non sorprende affatto, considerando gli ingredienti che la compongono, studiati appositamente per suscitare aspettative.
Nasce infatti dalle menti di Sam Levinson, già creatore di “Euphoria“, e Abel Tesfaye, meglio conosciuto come il rapper The Weeknd.

Due veri Idol
A questi due talenti si aggiunge la presenza di una protagonista come Lily-Rose Depp, figlia d’arte di Johnny Depp e Vanessa Paradis, e una tematica tanto divisiva quanto attuale: la cultura delle celebrità e le sue distorsioni (non passano dieci minuti senza che venga menzionata Britney Spears, la cui storia irregolare permea tutta la narrazione).
Questo mix perfetto ha alimentato ancora di più le speculazioni negli ultimi mesi, riguardo a un ambiente di lavoro tossico e a una produzione segnata da immaginari patriarcali e malati, tipici dei due creatori.
La serie “The Idol” suscita diversi interrogativi, oscillando tra il suo desiderio disperato di essere provocatoria e consapevole e il risultato che rimane spesso più allusivo che esplicito.
La trama
Le prime scene sono già significative : la protagonista Jocelyn (interpretata da Depp) è una giovane popstar con una carriera altalenante e un passato turbolento che viene ripresa in primo piano mentre un fotografo le chiede di passare rapidamente da un’emozione all’altra, dalla tristezza alla sensualità, dalla risata alla malizia, fino alla vulnerabilità.
Fin da subito, emerge l’intento di dimostrare che attraversare queste emozioni è un gioco tanto facile quanto artificiale.
E qui si pone il grande dilemma: quale è il vero volto di “The Idol“?
Jocelyn è chiaramente il fulcro della storia e della scena, apparendo come un personaggio che rifiuta di essere soffocato dal mondo che la circonda, se non da se stessa.
La parte cringe di The Idol
The Idol si sviluppa in una direzione pericolosa e indecifrabile: qual è la sua posizione nei confronti del mondo ambiguo e ingannevole della fama che cerca di ritrarre nei suoi aspetti più spiacevoli ?

Vuole essere una satira trasgressiva? O forse una critica farsesca? O forse è solo un gioco di specchi che mette in mostra quanto sia facile soggiogare corpi, menti e percezioni?
Ci troviamo di fronte a un prodotto che, nonostante sia acclamato, spinge più volte sull’acceleratore del disagio, ma allo stesso tempo fa l’occhiolino e lascia intendere di essere più astuto di chi lo sta guardando.
Siamo sicuri che sia il modo più diretto per affrontare certi temi?
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