Queste tre parole vi preoccupano? Partiamo dal significato
Il Sole 24 Ore scrive che il termine “work-life balance”, inteso come capacità di bilanciare in modo equilibrato il lavoro – carriera e ambizione professionale – e la vita privata – famiglia, svago, divertimento – è stato usato per la prima volta in Gran Bretagna alla fine degli anni ’70.
Poi sono arrivati smartphone, email, smart working e hanno complicato tutto. Abbiamo sì guadagnato opportunità e flessibilità da un lato, ma dall’altro siamo potenzialmente sempre agganciati al lavoro, che nella maggior parte dei casi bypassa il luogo fisico per seguirci ovunque e a qualunque ora.
Cosa possiamo fare per coltivare il nostro Work-Life Balance? Forbes ci suggerisce di:
- Dire “NO”. Cosa che, almeno per me, è sempre stata difficile. Ma è fondamentale. Dire NO ad un collega o, peggio ancora al capo, non significa chiudere la porta in faccia o non tenerci abbastanza. Al contrario è un modo per evitare che progetti prioritari si insabbino a causa di richieste estemporanee che magari non sono così urgenti. Proviamo quindi ad accompagnare il NO con domande per sondare i reali bisogni di chi ci sta facendo una richiesta.
- chiederci sempre se siamo convinti di quello che facciamo;
- Definire le priorità. Fermarsi un attimo, fare un’analisi delle proprie performance, chiedere feedback e capire quali accorgimenti potrebbero essere messi in campo per migliorare.
Capiamo anche com’è messo il nostro Paese. C’è una buona notizia, ed è inaspettata.
È Forbes a parlarcene. Stando all’ultima edizione del work-life balance index stilato dall’Ocse – l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – l’Italia è sul podio dei paesi con il migliore rapporto lavoro-vita privata. Si colloca infatti in seconda posizione alle spalle dell’Olanda e davanti alla Danimarca.
Il mondo del lavoro contemporaneo è molto competitivo e mettere a terra questi concetti, che a livello teorico tutti condividiamo, non è affatto semplice.
Ma tanto prima o poi il momento dei bilanci arriva per tutti. Ed è allora che bisogna sfoderare coraggio per capire se c’è qualcosa che non va e provare a cambiarla.

