È nella quotidianità, nel condividere e convivere in uno stesso spazio pubblico comune che si producono i veri cambiamenti, gli arricchimenti.
La mattina dopo era ancora buio quando Zaira e Domenico percorrevano le stradine silenziose ricoperte di pozzanghere tra sampietrini e asfalto dissestato.

«Dove mi porti?» aveva chiesto Domenico «Qua sembra tutto in rovina».
Stavano attraversando vicoli fatiscenti e zone decadenti.
«Nel posto dove sta chi arriva da lontano» queste parole avevano accompagnato Domenico per un gran pezzo, ma quando stava per aprire bocca Zaira l’aveva anticipato.
«Da sempre l’essere umano ha mantenuto la dualità che l’aveva caratterizzato fin dai primordi: il nomade e il sedentario.
Le società si sono sempre evolute secondo il paradigma del “noi” e del “loro”».
Domenico cominciava a veder apparire tra le prime luci su qualche finestra sconnessa delle ombre che si muovevano sonnolente.

L’evoluzione delle città
«Queste si riconoscevano in un’unità etnica e si aggruppavano in città, avevano delle norme tramandate e si davano leggi scritte, innalzavano mura per definire il dentro e il fuori, rimarcare il “noi” e il “loro”».
Qualche porta si apriva e si chiudeva, seguita da passi lenti, mentre il cielo schiariva al di là della linea delle case.
«Con il tempo le città che si riconoscevano in determinati sistemi di valori, usanze e affinità culturali, religiose e linguistiche si univano in leghe, in confederazioni, quindi in regni e infine in stati».
In fondo alla via si stagliava la sagoma stanca di un’altra porta cittadina da cui entrava sbuffando una vecchia camionetta che veniva giù dal porto. In fondo i drappi scuciti delle bandiere pendevano ancora non illuminati dal sole e bagnati fino all’asta.
«Ma l’anima nomade è sempre rimasta insita nel cuore dell’essere umano» e Zaira si era voltata verso Domenico che guardava le bandiere immobili nell’aria quieta del mattino «non tanto tra nazioni, quanto tra individui».

«Non ti seguo».
«A eccezione di alcuni popoli che sono sempre rimasti nomadi nelle tradizioni e nelle usanze, gli individui si sono sempre suddivisi in erranti o sedentari.
La scintilla degli uomini
Perché l’inquietudine è sempre stata la scintilla viva del genio umano. Quella che alimentava lo spirito della curiosità, della conoscenza, del viaggio, dello scambio, dell’opportunità, ma anche quella della sopravvivenza e della speranza.
E l’inquietudine l’ha sempre fatto alzarsi dalla comodità del suo divano, comodo o sgangherato che fosse, per andare oltre, per mescolarsi con le altre genti, perché non credeva che l’altro fosse un limite ma un’occasione».

«Bello… e ancora oggi ce ne sono?».
Il Migrante

«Oggi vengono identificati come immigrati, o meglio, come migranti, perché rappresentano una condizione in itinere.
Sono coloro che ancora non hanno trovato il proprio posto, per ragioni pratiche o spirituali non si sono mai incasellati in questa o quell’identità».

«E che male c’è in questo?» aveva chiesto Domenico mentre attraversavano l’arco della porta antica quando il sole già era uscito dalla linea dell’acqua e sulla terra i baracconi cominciavano a brulicare di fermento.
«La storia avanza, le società cambiano ma certe dinamiche restano sempre le stesse: “noi” e “loro”, l’identità e l’alterità, e quest’ultima è sempre stata considerata una minaccia per la prima.
Per questo i grandi stati, quelli strutturati e “civilizzati” si sono dati delle norme per cercare di preservare, contrastare e controllare questo fenomeno».

Da qualche parte si sentivano urla, gente correre, macchine arrivare e ripartire, e il suono sordo di un barcone che arrivava.
«Se prima erano le mura a respingere il barbaro, l’altero, ora sono reticolati, navi, transenne, Hotspot…».
«Ma tutto questo non ha senso» aveva protestato Domenico.
«I tipi di migrazione sono vari, e vari sono gli atteggiamenti dei riceventi nella storia e secondo le circostanze. Il migrante ha rappresentati ogni volta e in ogni contesto ruoli diversi: a volte lo straniero in cerca di fortuna, altre in cerca di asilo.
Chi accoglieva ci vedeva ora un’opportunità economica, ora un fastidio. E a partire dagli ultimi trent’anni è nata la figura del clandestino, il migrante che istituzionalmente non aveva i documenti per accedere in un paese, in pratica migrante inutile per una società».
Un gruppo di uomini e donne con casacche e una croce rossa si affrettavano verso una zona delimitata da transenne verso il mare.

«Con lo sviluppo delle moderne società democratiche che si fanno difenditrici dei diritti umani si è andata definendo una linea ambivalente e al tempo stesso ambigua verso questo fenomeno: da una parte sono di controllo e contenimento, arrivando persino a criminalizzare chi porge aiuto umanitario volontario, dall’altra di soccorso e accoglienza».
Un gruppo di persone scese in quel momento da un furgoncino scaricavano coperte e scatoloni con thermos e vestiti.

Un gruppo di persone scese in quel momento da un furgoncino scaricavano coperte e scatoloni con thermos e vestiti.
La Vita oltre le barriere
«Quindi alla fine di tutto quello che mi stai dicendo e che mi hai raccontato da ieri fino a oggi è che la funzione e il senso delle città è quello di mantenere divisi i popoli?» aveva chiesto infine perplesso e disgustato.

«La vita fa paura perché non può essere incasellata. Crei uno steccato perché un fiore non entri nel tuo orto e un giorno lo troverai ricoperto di margherite.
I cambiamenti delle città
Quelle città che un tempo venivano create, per poi svilupparsi come entità a protezione di un’identità pura e inviolabile contrapposta a un’alterità minacciosa, si sono poi un giorno, o forse da sempre, rivelate il vero punto di incontro, confronto, a volte di scontro, ma comunque d’intercambio e connessione tra il “noi” e il “loro”».
Ai margini del porto, le prime saracinesche venivano alzate, uomini e donne esponevano le loro mercanzie, uomini e donne venivano dal porto, uomini e donne venivano dalla città, si salutavano, si mescolavano e incominciavano a trattare.

«È nella quotidianità, nel condividere e convivere in uno stesso spazio pubblico comune che si producono i veri cambiamenti, gli arricchimenti.
Perché è là dove ci sono gli scambi reali, dove l’altro smette di essere una definizione di un programma elettorale o un numero statistico e assume l’aspetto, il volto e un nome, insomma diviene una persona con le sue ricchezze, le sue esigenze, i limiti, i difetti ma soprattutto umanità».
Domenico allora si era trovato immerso in un via vai di gente da ogni dove e verso ogni dove. La città aveva preso vita, e lui la sentiva pulsare a voci forti.

«Nella città è dove la migrazione lascia i connotati istituzionali, rigidi e disumanizzanti per assumere quelli pragmatici fatti in carne e ossa e da persone vere.
Ma ora vieni, andiamo a fare colazione. Il giorno è appena cominciato».
E tutti e due erano spariti tra la folla verso altre case e altre vie.
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