Educare alle emozioni è importante quanto insegnare italiano, storia e scienze.
Le emozioni ci circondano: le proviamo noi e le provano gli altri, creando situazioni difficili. Influiscono su noi stessi, sul nostro lavoro e vengono usate per convincerci a comprare,votare e scegliere.
Ci hanno sempre insegnato a sopprimerle dicendoci di far affidamento unicamente alla nostra testa, alla nostra razionalità, dimenticandosi di quando la logica diventa fallace e l’istinto diventa l’unica uscita.
Educare alle emozioni fin dalla scuola è un atto rivoluzionario.
La proposta di legge
Da poco è stata approvata alla Camera una proposta di legge sulla valorizzazione delle competenze non cognitive. L‘Italia potrebbe introdurre l’educazione emotiva nelle scuole grazie ad un programma sperimentale.
Che si parli di competenze non cognitive o di life skills, il concetto è lo stesso: imparare a riconoscere le proprie emozioni, a esprimerle e viverle senza sopprimerle.
“Noi partiamo dal presupposto che i compiti quotidiani e il pensiero costruttivo siano carichi di informazione affettiva, e che questa informazione affettiva debba essere elaborata e che gli individui possano differire nell’abilità con cui lo fanno.”
Scrivono gli esperti Peter Salovey e John D. Mayer, due studiosi che nel 1990 coniarono la parola “intelligenza emotiva”.
Gli studi rivelano i vantaggi dell’educazione emotiva
Numerosi ultimi studi dimostrano che l’educazione emotiva può avere forti effetti positivi sull’apprendimento, migliorando il rendimento scolastico del 13%. Sono forti anche gli effetti sul contrasto all’abbandono scolastico e il miglioramenteo della salute mentale dei ragazzi.
Diventa fondamentale quindi per prevenire relazioni tossiche, comportamenti violenti e abuso di sostanze stupefacenti.
“L’adolescenza è il momento in cui i ragazzi devono ricostruire il senso del proprio valore, perché le certezze dell’infanzia vengono a mancare, e la scuola è il luogo principale in cui i ragazzi sperimentano la propria capacità di risoluzione dei problemi”.
Capacità di critica, empatia, comunicazione, rispetto dell’altro e capacità di adattamento: sembrano qualità scontate e innate, ma non è assolutamente così.
Il fattore positivo per la scuola è di allargare lo sguardo degli studenti valutandoli come persone nella loro completezza, senza giudicarli a partire solo dai voti.
Educare alle emozioni nel triennio
Si tratta di una sperimentazione di tre anni che inizierebbe a partire dall’anno scolastico 2022/2023. Nessuna materia aggiuntiva, ma solo una maggiore sensibilità a questi temi da parte degli insegnanti appositamente formati all’interno di ciascuna materia.
L’idea è quella di partire da questo esperimento triennale per poi stabilire delle Linee guida per tutti gli ordini e i gradi d’istruzione.
Questa proposta sarebbe un bel segnale di cambiamento, in una scuola come quella italiana ancora fortemente tradizionale. Purtroppo sempre più improntata sulle nozioni che sul pensiero critico, più sulla competitività che sulla salute mentale.

