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Esterno notte –  Vale una standing ovation a Cannes

Esterno notte – Vale una standing ovation a Cannes

May 27, 2022 SocialStation 5 min read 2 views

Marco Bellocchio, in Esterno notte, torna ancora ad Aldo Moro, ai 55 giorni di prigionia e al tragico epilogo, alla politica in affanno e a quei politici mai tanto umani. Lo fa a quasi vent’anni da Buongiorno, notte, ma stavolta ne cambia la prospettiva: non più il punto di vista delle BR e dei carnefici, come nel film del 2003, ma di chi quell’evento lo visse e lo subì dall’esterno.

Aldo Moro

A chi gli ha fatto notare che Esterno notte è a tutti gli effetti un esordio nel mondo della serialità, nonostante una carriera iniziata nel 1965, Bellocchio ha risposto ironicamente che sarà “la prima serie e l’ultima”. In realtà, lo stesso regista ha avuto modo di spiegare che nelle intenzioni c’era ancora la volontà di realizzare un altro film e solo successivamente, in fase di scrittura, il progetto si è trasformato. 

I sei episodi sono stati mostrati in anteprima al Festival di Cannes, raccogliendo dieci minuti di applausi e il sostegno della critica, e saranno trasmessi in autunno su Rai1. Al cinema è già possibile in questi giorni vederne i primi tre, gli altri saranno distribuiti in sala dal 9 giugno.

Da Buongiorno, notte a… Esterno notte.

Nel finale di quel film Bellocchio immaginò, per un attimo, un epilogo della storia diverso, la possibilità di redenzione di uno dei brigatisti e un Aldo Moro finalmente libero di camminare per le strade di Roma. Una scena piccola, onirica, ma l’idea che avrebbe portato a Esterno notte era già tutta lì.

In questo ideale seguito ritroviamo il Presidente della Democrazia Cristiana in ospedale, sano e salvo, ma intenzionato a lasciare il partito. Una rivoluzione, per la politica italiana. Poi il racconto fa un passo indietro, torna ai giorni del rapimento e li mette in scena con un punto di vista nuovo. Bellocchio non è più interessato né alla cronaca né alle ragioni della politica, ma ci mostra lo smarrimento, le paure, le debolezze, la partecipazione emotiva di chi Moro lo conosceva davvero ed ebbe la responsabilità della sua salvezza.

Aldo Moro e Nora Moro, sua moglie

Il Moro di Fabrizio Gifuni

In Esterno notte, la figura di Moro sovrasta chiunque altro, nonostante uno stile sempre sobrio e una retorica lentissima. C’è una scena, nel primo episodio, che lo mette in chiaro subito: deve convincere i colleghi ad appoggiare un governo sostenuto dai comunisti, per la prima volta nella storia, e lo fa con un discorso composto, mai urlato, con una gestualità misurata. Parla in assemblea per oltre un’ora, come racconterà alla figlia in un altro momento, riuscendo a portare la maggioranza dei democristiani sulle sue posizioni, contro tutte le aspettative. Riesce perché gli altri sono grotteschi, lui no, ha dalla sua la consapevolezza politica.

A dargli corpo e voce è Fabrizio Gifuni, che a Moro in questi ultimi anni ha pure dedicato lo spettacolo teatrale “Con il vostro irridente silenzio”. I risultati di quel lavoro si notano tutti anche sullo schermo, perché la mimesi è totale. Gifuni riesce, con la sua interpretazione, nel difficile compito di cogliere quell’elemento sottile che sta tra la fragilità e la decisione, due delle caratteristiche che hanno contraddistinto tutta la storia politica del leader democristiano.

Il ritratto che ne viene fuori è completo: c’è l’uomo politico, appassionato, convinto del proprio progetto; c’è l’uomo, il padre, il nonno che chiede di poter ospitare il proprio nipotino ancora un giorno.

Francesco Cossiga

Francesco Cossiga e Paolo VI

La serie lascia poi Moro da parte, sappiamo che a quel punto è prigioniero delle BR, e svela quello che successe nelle stanze segrete della politica. Le riunioni, le trattative, le opinioni diversi, le resistenze. Su tutti, emergono due figure di cui Bellocchio si serve per descrivere la decadenza dei poteri: Francesco Cossiga e Papa Paolo VI, Stato e Chiesa.

Cossiga (Fausto Russo Alesi), che di Moro si considerava un figlio politico, quei giorni li visse da ministro dell’Interno. Ebbe la responsabilità di coordinare le indagini e le ricerche, ma Esterno notte fa di tutto per metterne in scena lo smarrimento e la debolezza. Cossiga non si riprese mai dall’omicidio di Aldo Moro, è un fatto noto, e in effetti nella serie ci viene mostrato in profonda crisi.  È un uomo di Stato senza soluzioni, che deve affidarsi a uomini di cui nemmeno si fida, perché lui non ha la forza di decidere. È il simbolo di un’Istituzione che nel giro di poche ore si riscoprì fragilissima.

Un’altra fragilità, diversa, è quella di Paolo VI (Toni Servillo). Montini era legato a Moro da un lungo rapporto di amicizia, nato nelle associazioni cattoliche quando nessuno dei due poteva immaginare cosa sarebbero diventati. In Esterno notte è un uomo ormai stanco, senza forze, costretto il più delle volte alla sedia a rotelle. Vorrebbe a tutti i costi salvare l’amico, ma farlo nei modi che considera più opportuni significherebbe uscire dal ruolo che ricopre, che è troppo grande, troppo ingombrante.  

Paolo VI scrisse davvero alle BR, ma quello che la serie mostra sono i dubbi di un uomo che, davanti a un foglio bianco, non trova le parole giuste. Vorrebbe essere schietto, vorrebbe parlare ai brigatisti con durezza, ma gli viene detto che non può rinunciare allo stile solenne che il suo ruolo gli impone.

Papa Paolo VI

Una serie tv civile

Esterno notte è un’opera monumentale, che in 5 ore e mezza ritrae senza indulgenza un’Italia piegata dal terrorismo e da una politica ormai debole, incapace di cogliere le evoluzioni del tempo. Bellocchio ci ricorda che è esistita una lunga tradizione italiana di cinema civile, impegnato e che è ancora possibile raccontare certe storie con un occhio critico, nuovo, intellettuale.