Vent’anni fa a nessuno sarebbe venuto in mente di accostare “Le fate ignoranti” di Ferzan Özpetek alla Walt Disney Company, lo studio d’animazione per eccellenza.
Nel 2022, dal 13 aprile, è proprio Disney+, la piattaforma streaming della Casa di Topolino, a distribuire in esclusiva gli otto episodi de “La fate ignoranti – La serie”.
Sarebbe stato facile per Ferzan Özpetek, per la prima volta alle prese con un prodotto seriale, proporre un contenuto originale e più adatto a un pubblico trasversale, ma tornare lì dove tutto ha avuto iniziato significa anche chiudere un cerchio e riflettere su una parte importante della propria carriera.
C’erano già stati “Il bagno turco” e “Harem Suare”, ma è con “Le fate ignoranti”, nel 2001, che il regista riesce a trovare la sua cifra e a condividere con il pubblico quell’universo particolare che sarà poi il suo marchio di fabbrica.
La trama
La storia, a tratti autobiografica, è quella di Massimo, Antonia e Michele: la morte improvvisa del primo permette alla donna di scoprirne la vita segreta, la relazione clandestina con Michele, le bugie.
Il personaggio interpretato da Margherita Buy, nel film, lo sintetizza con una battuta indovinatissima: “Massimo non aveva solo un amante, aveva un mondo intero”. Quel mondo intero è Michele, è il quartiere romano Ostiense, è una terrazza, è un’intera galleria di personalità estroverse, spezzate e libere, che finirà per accogliere la stessa Antonia senza alcun pregiudizio.
Avrebbe potuto sfruttare il successo del film per realizzarne un sequel, un prequel o affidarsi ad altri personaggi per espanderne l’universo. Invece Özpetek sceglie la strada più rischiosa, quella che lo espone a facili e inevitabili confronti, perché “Le fate ignoranti – La serie” è a tutti gli effetti un riadattamento della stessa storia. Parte dalle stesse premesse del cult, ne dilata la trama e l’arricchisce, ma con l’obiettivo di renderne ancor più universale il messaggio.
In un momento storico in cui la serialità italiana fatica a reggere il confronto con quella straniera, capace spesso di produrre capolavori, la scommessa di Ferzan Özpetek non può che dirsi vinta. Non tutto va come dovrebbe e in più di una volta si ha la sensazione di un’occasione mancata, ma il regista riesce a non tradire mai il suo stile, non si snatura e dà al suo pubblico tutto quello che ci si può aspettare da lui.
3 buoni motivi per vedere Le Fate Ignoranti
Il cast.
Özpetek sceglie sempre gli attori che stima e a cui sa di potersi affidare completamente. Non è un caso che molti siano riusciti a offrire le interpretazioni migliori proprio nei film del regista. “Le fate ignoranti – La serie” non fa eccezione e può contare su un cast che brilla in ogni episodio.
Non trascura nessuno e dà a ognuno la possibilità di giocare col proprio personaggio e di sperimentare, con esiti spesso felici. Non solo i tre protagonisti – Eduardo Scarpetta, Cristiana Capotondi e Luca Argentero – ma anche gran parte del cast di contorno: su tutti, le irresistibili Paola Minaccioni e Carla Signoris, divertentissime e divertitissime nei ruoli di Luisella e Veronica. Serra Yılmaz, menzione speciale, è l’unica che riprende il ruolo già interpretato nel film ed è davvero bello vederla alle prese con una storia finalmente più intensa.
Lo stile.
L’iconografia legata al regista è fatta, da sempre, di pochi elementi semplici: terrazze, tramonti, pranzi, balli. Negli ultimi anni, più di una volta, è capitato a Özpetek di riproporre certe soluzioni narrative anche quando non ce n’era bisogno, ma non è questo il caso. Qui torna a essere a proprio agio e a gestirli con più cura, probabilmente perché si tratta di elementi intimamente connessi alla storia che si sta raccontando e a questa funzionali.
I personaggi abitano la casa di Michele, si riuniscono in terrazza e mangiano alla stessa tavola, insieme, perché quello è un luogo protetto, meraviglioso, lontano dalla società che li ha resi dei reietti.
La colonna sonora.
Il cinema di Özpetek ha sempre saputo regalare brani meravigliosi. Il film del 2001 si chiudeva con le note di “Due destini” dei Tiromancino. Due anni dopo, Giorgia ebbe un successo straordinario con “Gocce di memoria”, rimasto tra i più rappresentativi della sua carriera e che il regista scelse per la colonna sonora de “La finestra di fronte”. Impossibile dimenticare anche le “50mila lacrime” di Nina Zilli, che accompagnarono i protagonisti di “Mine vaganti”.
Tre anni fa Mina regalò a Özpetek il brano “Luna diamante” e il regista lo inserì in una scena chiave del film “La dea fortuna”. Una collaborazione fortunata che qui si rinnova: “Buttare l’amore” è il tema portante della serie, chiude ogni puntata ed è splendido.
Cosa non mi è piaciuto
Ritmo.
A volte si ha la sensazione che Ferzan Özpetek e Gianni Romoli abbiano avuto più di qualche difficoltà nell’adattare la storia nella sua forma seriale, non riuscendo a sfruttare pienamente le potenzialità del format.
I primi episodi sono dedicati ad Antonia e Michele e alla trama che lo spettatore già conosce dal film, che qui viene riproposta quasi identica, con variazioni impercettibili. Poi la serie li mette da parte, quasi se ne dimentica, per dedicarsi al resto dei personaggi e tenere fede alla promessa di un racconto corale.
Il problema è che a quel punto di tempo non ce n’è più e nel risolvere ogni singolo intreccio si è costretti a scegliere la via più facile, quella della gag, dell’emozione facile, col risultato però di rendere banale quanto di buono è stato costruito fino a quel momento.
Contemporaneità.
Özpetek ci dice che “Le fate ignoranti – La serie” è ambientata nel 2022, e noi gli crediamo, ma non c’è niente che ce lo dimostri. Riccardo e Luciano sono una coppia omosessuale che riflette sulla possibilità di unirsi civilmente ed è l’unico riferimento a un tema vagamente attuale.
È una realtà chiusa in sé, quella della serie, che guarda a se stessa e mai all’esterno, facendosi rassicurante lì dove in origine non lo era affatto. Non c’è mai politica nelle storie del regista, non c’è mai vera denuncia, ma l’adattamento di una storia di per sé già universale, grazie al film, poteva essere l’occasione per rischiare qualcosa di diverso.
Mancanze.
“Le fate ignoranti” ha avuto anche il merito di raccontare la storia di un ragazzo sieropositivo, Ernesto, interpretato da Gabriel Garko. Del personaggio, che pure era funzionale alla trama, nella serie non c’è traccia. Sono passati vent’anni e nel frattempo è radicalmente cambiato il rapporto con la malattia.
Quindi riproporre Ernesto, oggi, avrebbe dato l’opportunità di raccontare la condizione di normalità di chi deve fare i conti con l’HIV ed è costretto, nonostante tutto, a subire ancora un fortissimo stigma sociale.


