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Love, Victor – Anche la banalità è necessaria

Love, Victor – Anche la banalità è necessaria

July 14, 2022 SocialStation 4 min read 2 views

Cala il sipario su Love, Victor, una serie piccola, modesta, non sempre riuscita, ma con un cuore grandissimo. Victor Salazar – il giovane protagonista, interpretato da Michael Cimino – saluta così gli spettatori, con gli episodi della terza stagione, disponibili su Disney+ dal 15 giugno.

In queste ultime otto puntate, Victor deve affrontare la fine del liceo, uno di quei topos irrinunciabili per qualsiasi teen drama. È evidentemente un momento chiave nel percorso di tutti i personaggi, spinti a fare i conti con quello che era stato lasciato in sospeso alla fine della stagione precedente.

L’anno scorso, Love, Victor si era concessa un simpatico cliffhanger finale, da cui è inevitabile ripartire. Victor deve fare una scelta e deve imparare ad assumersene la responsabilità: ricucire il rapporto con Benji (George Sear), il suo primo amore, o voltare pagina e iniziare una nuova relazione con Rahim (Anthony Keyvan)?

Un passo indietro

La serie debutta nel 2020 su Hulu, piattaforma streaming poi assorbita da Disney+, con l’intento di ripetere, in forma seriale, l’esperimento già tentato al cinema da Tuo, Simon (in inglese Love, Simon). Il film raccontava la storia dell’adolescente Simon alle prese con il proprio coming out, la serie ne è a tutti gli effetti uno spin-off: cambia i protagonisti, ne sposta l’ambientazione, ma ne ripropone gli stessi stilemi.

Tuo, Simon, diretto nel 2018 da Greg Berlanti, fece parlare di sé perché si tratta della prima commedia distribuita da un grande studio, destinata a un pubblico teen e alle famiglie, con protagonista un ragazzo omosessuale e la sua relazione. Quei personaggi e quelle trame che, nei teen drama, erano sempre stati secondari – il miglior amico, la compagna di scuola, il fratello – qui si prendono la scena.

Love, Victor riparte da questa idea. Victor è il figlio maggiore dei Salazar, una famiglia latina apparentemente tradizionale e religiosa, appena trasferita per un motivo tutto da scoprire. L’inizio del nuovo anno alla Creekwood High School e i nuovi amici permettono a Victor di fare i conti con il proprio orientamento, accettarlo e affrontarne tutte le inevitabili conseguenze del caso.

Una banalità necessaria

Nel corso delle stagioni erano emerse le trame degli altri personaggi: il migliore amico Felix, l’ex fidanzata Mia, la sorella Pilar. Una varietà di personaggi irresistibili a cui è difficile non affezionarsi, almeno fino alla terza stagione. L’ultima serie di episodi rinuncia a tutto il suo coraggio, mette il pilota automatico e lascia tutti i suoi protagonisti in balìa di loro stessi. Come se gli autori avessero deciso di smettere di lavorare, di punto in bianco.

Love, Victor non è mai stata una serie complessa, essendo una commedia destinata a un pubblico più giovane. Come qualsiasi teen drama, ha l’obiettivo di divertire e distrarre, niente più. Eppure, è impossibile non notare il passo indietro, la banalizzazione di trame pure interessanti. Tra buoni spunti non esplorati, personaggi abbandonati a se stessi, gli episodi finali si scrivono da soli, procedono spediti verso una chiusura nel modo più prevedibile possibile.

Succede quello che deve succedere, a fatica. Ed è un peccato, perché la complessità non deve essere per forza un male e avrebbe potuto permettere a Love, Victor di fare quel passo in avanti necessario, anche grazie a un cast che ha dimostrato di essere più capace di quanto la serie gli abbia chiesto.

La strada giusta

Love, Victor si chiude lì dove era partito, ricollegandosi al film, con un giro in giostra. Rimane l’esperienza di un prodotto che – pur con tutti i suoi limiti – ha rappresentato un’operazione coraggiosa. Ha dimostrato, come aveva già fatto il film, che le storie con protagonisti giovani omosessuali possono guardare anche a un pubblico più ampio, generalista. I teen drama sono sempre gli stessi, ma per alcuni può fare tutta la differenza del mondo.

Il tema della rappresentazione nei media potrà fare storcere più di qualche naso, ma è il grande tema su cui si stanno interrogando cinema e televisione. L’approccio scelto da Tuo, Simon e Love, Victor è forse quello più giusto, senza sensazionalismi e forzature. Ne viene fuori un’idea di normalità che è, poi, quella più vicina alla realtà delle cose.