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Tutto chiede salvezza – La serie Netflix che ci emoziona

Tutto chiede salvezza – La serie Netflix che ci emoziona

October 27, 2022 SocialStation 6 min read 2 views

Tratta dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli, vincitore del premio Strega Giovani nel 2020, Tutto chiede salvezza è la nuova serie televisiva italiana prodotta per Netflix e distribuita in esclusiva dal 14 ottobre. 

tutto chiede salvezza

Una storia autobiografica

La storia, a tratti autobiografica, è quella di Daniele, costretto a subire un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) in un reparto di psichiatria. Daniele non ricorda niente della notte precedente, non sa perché lo hanno ricoverato, non sa nulla, se non che dovrà passare un’intera settimana con i suoi nuovi compagni di stanza. 

La convivenza forzata con Mario, Gianluca, Nina, Madonnina, Giorgio, ognuno con la propria storia, costringerà Daniele ad aprirsi al mondo con uno sguardo nuovo e a riscoprire se stesso. 

L’adattamento televisivo è firmato da Francesco Bruni, regista e sceneggiatore, qui affiancato alla scrittura dallo stesso Daniele Mencarelli e da Daniela Gambaro. A Federico Cesari, già noto per essere stato uno dei protagonisti di Skam Italia, il compito di interpretare Daniele. 

Cos’è normale?

Tutto chiede salvezza – come prodotto televisivo – ha il merito enorme di proporre a un pubblico più giovane il tema della salute mentale, in tutte le sue diverse sfaccettature. Daniele non riceve nessuna diagnosi di malattia mentale, non è un “pazzo”, ma è incapace di convivere con la propria estrema sensibilità, di dare risposte a domande che forse nemmeno ne prevedono una. 

Lo spiega bene Mencarelli, che in un’intervista, in riferimento alla sua personale esperienza, dice: 

“Non mi sono tirato su, non mi sono sconfitto né superato. Io ho semplicemente aderito a quello che sono”. 

Non riuscendo a comunicare né con se stesso né con gli altri, Daniele esplode in attacchi di rabbia che spaventano chi gli è vicino. Dopo l’ennesima lite, alla famiglia non rimane che optare per la decisione più difficile. 

Nel corso dei sette episodi, sette giorni della settimana, Tutto chiede salvezza porta i propri spettatori a interrogarsi su ciò che viene comunemente considerato normale, o folle, e ciò che non lo è. 

Ancora, il fatto che la serie televisiva sia stata pensata e costruita per un target giovane merita più di una riflessione. L’attuale generazione di adolescenti, più delle altre, sta riflettendo sul proprio stato di salute mentale, cercando appoggio, risposte e soluzioni. Anche per questo, Francesco Bruni ha scelto di spostare l’ambientazione temporale della storia, che nel romanzo è il 1994 e nella serie è contemporanea.

tutto chiede salvezza
Tutto Chiede Salvezza. © 2022

Quasi una fiction Rai

Tutto chiede salvezza è un prodotto affascinante, di gran lunga più riuscito delle altre serie televisive prodotte su Netflix. Ma è anche un racconto che avrebbe potuto trovare spazio tra le fiction Rai, in prima serata, senza sembrare fuori posto, perché di quello stile ripropone tanto i pregi quanto i difetti.  

In più di un’occasione Tutto chiede salvezza corre il rischio di banalizzare i suoi temi, scegliendo la strada della semplificazione, soluzioni narrative più facili, lì dove si dovrebbe avere il coraggio di andare fino in fondo nella propria storia. 

Alla fine degli episodi, lo spettatore non sa davvero cosa succede durante un tso. La serie non lo spiega mai, non lo mostra, puntando tutto sulla crescita del rapporto tra Daniele e gli altri personaggi. 

Persino i due terapisti, il dottor Mancino e la dottoressa Cimaroli, soffrono una scrittura banalissima, che li relega a macchiette in contrapposizione: l’uno inutilmente duro, ben oltre il limite della cattiveria; l’altra dolcissima, ma pure imbranata. 

Non ci viene mai detto qual è la cura prevista per alcune delle patologie mostrate nel corso degli episodi, né vediamo i personaggi fare un vero e proprio percorso medico. 

Passi la sospensione dell’incredulità, ma ci sono pure dei limiti. 

La salute mentale è un tema che deve essere affrontato con estrema cura, romanticizzarlo potrebbe non essere la strada giusta. La speranza è che il successo di Tutto chiede salvezza possa convincere altri a tornare sull’argomento, per continuare a parlarne e superare quei pregiudizi che ancora resistono.

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