“Margherita e punto, il dilemma di essere amata” è una favola moderna in cui ognuno di noi può ripercorrere la propria storia.
Che tu sia Margherita, che tu sia Lorenzo o uno dei genitori della protagonista, leggendo le pagine del libro ti riconoscerai in uno dei personaggi.
Le parole sono importanti, ti fanno sentire amata, accettata oppure ti fanno sentire di non esistere.
Questo è solo l’inizio, la storia di una piccola Margherita che sente di non essere profondamente accettata e apprezzata dai genitori, e che cresce pensando di non essere abbastanza.
La particolarità di questa storia è che inizia proprio come una favola, con un c’era una volta ma con un linguaggio schietto, sincero, come se Margherita fosse qui vicino a noi e ci raccontasse la sua storia.
Una storia che si legge tutta d’un fiato che ti tiene incollato alle pagine tra emozioni e colpi di scena.
Se i genitori leggessero le parole di Simonetta Gallucci capirebbero l’importanza del loro ruolo, nella formazione del carattere dei figli e le conseguenze fortissime sul loro futuro.
I gesti valgono più di mille parole è vero ma le parole sono importanti.
Il dialogo è la parte fondamentale di qualsiasi relazione, provare a raccontare le proprie emozioni aiuta a condividere delle intenzioni, un percorso e confrontarsi crescendo nella relazione.
Margherita forse ha avuto paura di chiedere, sia quell’affetto che avrebbe voluto ricevere e non ha ricevuto nelle modalità sperate , ed ha avuto paura di esporsi troppo per la paura di un rifiuto.
Margherita è una che cade e si rialza, finchè non sarà lei stessa ad accettarsi.
Si è sempre messa in gioco senza risparmiarsi mai. Per quanto la vita ci mette davanti alle difficoltà, non dobbiamo arrenderci perchè a volte l’opportunità che cerchiamo è dietro l’angolo.
La scrittura
Una scrittura che arriva dritto al cuore, autentica e sincera.
Margherita ha delle forti componenti autobiografiche quindi il racconto scorre facilmente, ma ho avuto difficoltà a farlo leggere alle persone che conosco e che si sono riconosciute nei personaggi.
Ad esempio uno dei miei migliori amici si è riconosciuto nel personaggio di Lorenzo e mi ha inviato una mail in cui mi ha scritto ” Penso che Lorenzo sia il personaggio migliore del libro”.
Ero preoccupata per la reazione dei miei genitori invece anche loro hanno capito che stavo cercando di trasmettere un messaggio importante a prescindere dai riferimenti autobiografici.
Nella prima parte del libro ci sono tanti riferimenti all’infanzia,che Simonetta Gallucci ha metabolizzato e compreso, raccontandola con uno sguardo più consapevole.
Quello che noi vediamo ed interpretiamo diventa la nostra verità.
Il problema di quando si scrive qualcosa di autobiografico è che si coinvolgono persone che hanno vissuto le nostre stesse esperienze ma con una prospettiva diversa rispetto alla nostra.
Una dichiarazione di indipendenza
La protagonista è una donna libera, con la sua indipendenza.
Margherita e punto è un racconto di liberazione da un identità che ci è stata assegnata ma che non sentiamo che ci rispecchi.
Possiamo dire che Margherita è stata innaffiata di amore, di esperienze di vita ed è cresciuta in altre forme.
Quelle esperienze sia positive che negative sono state per lei una linfa che l’hanno aiutata a crescere ed a trovare la propria individualità.
La trasformazione
La trasformazione che avviene in “Margherita e punto” è la metafora del riuscire a raggiungere la propria essenza più vera. Margherita aveva bisogno di spogliarsi di questa identità costruita e raggiungere il suo stato primordiale per essere veramente libera di accettare se stessa, di amarsi e farsi amare.
Il racconto di Simonetta Gallucci sprona i lettori a fare un viaggio dentro se stessi.
Un messaggio delicato ma forte: non arrendetevi mai!
Molto spesso ci sono opportunità che aspettano solo di essere colte, con uno sguardo un po più attento e predisposto a vivere intensamente.
Simonetta Gallucci o Margherita, si apre al mondo come un fiore che sboccia. E’ come una boccata d’aria fresca, non viziata dai pregiudizi e dal nostro stesso passato.
La leggerezza
Come ti sei sentita quando hai finito di scrivere?
Mi sono sentita più leggera dopo aver scritto il romanzo, coinvolgendomi in prima persona è come se avessi messo una distanza tra me ed alcune cose del mio passato che mi avevano lasciato un segno e mi avevano fatto soffrire.
Scriverle sulle pagine di “Margherita e punto” le ha trasformate da ” la mia storia” ad una storia universale.
Mi sono liberata dal fardello della mia storia e mi ha fatto sentire più libera con la voglia di voler trasmettere a tutti il mio messaggio di speranza.
Quando un lettore mi scrive che si è rivisto nella storia di Margherita è come una carezza o un abbraccio. Vorrei che questa favola arrivasse alle persone giuste.
Questo è un racconto per chi ha voglia di mettersi in gioco e cominciare un viaggio in se stessi.
Si tratta di imparare ad ascoltarsi e comprendere quelle che possono essere le proprie debolezze e imparare a conviverci, accettarle in modo da renderle accessibili anche agli altri e non aver paura di mostrare i propri lati più fragili.
Una nuova pagina
Margherita è andata nel mondo , tutti possono osservare la propria bellezza, e adesso?
Ho in mente un progetto che riguarda una saga familiare, forse per la mia inclinazione ad indagare in ciò che avviene nei contesti familiari, visto che da li parte tutto, da quello che ci accade quando siamo bambini si determina il nostro modo di essere adulti.
La famiglia è come un tronco e noi siamo i rami che ondeggiano nel mondo.

