Riuscireste mai a pensare che degli oggetti creati per proteggerci potrebbero anche diventare dannosi per noi e per l’ambiente?
Stiamo parlando delle mascherine chirurgiche, quelle che ci danno tanto fastidio e che non vediamo l’ora di togliere appena siamo tornati a casa, e magari a volte ci capita di perderle o gettarle per strada.
Ma pensate mai a quante mascherine usiamo al giorno? Oppure a dove buttarle e come queste possano essere smaltite? Vediamolo insieme
Come sono fatte?
Le mascherine chirurgiche sono composte da vari elementi come il tessuto filtrante (sono generalmente composte da 3 strati: per la maggior parte in fibra sintetica di polipropilene o di microfibra, tutti materiali plastici), gli elastici e la barretta di metallo, che non possono essere riciclati nello stesso istante.
Se considerassimo anche le loro dimensioni, possiamo renderci conto degli ingenti danni che potrebbero causare: hanno misure standard di 18 cm, ovvero coprono una superficie di 162cm2 e hanno un peso inferiore a 4gr ognuna.
In totale, la superficie occupata dai tessuti della mascherina è di 486cm2 (poichè hanno 3 strati) per circa 1mm di spessore.
Numeri preoccupanti
Se mettessimo in fila 100 milioni di mascherine (fabbisogno italiano mensile) si creerebbe una striscia di 54mila chilometri, vale a dire 2 volte e mezzo la Grande Muraglia Cinese e 1,35 volte la circonferenza della Terra!
Pensate quanto grandi diventerebbero queste cifre se pensassimo al fabbisogno mondiale , 3 milioni di mascherine al minuto.
Il tutto diventa molto più spaventoso se pensiamo che nel 2020 sono finite in mare oltre 1,56 miliardi di mascherine, che non solo contribuiscono già all’ingente inquinamento degli oceani, ma diventano dannose anche per gli animali marini.
Presto in mare potrebbero esserci più mascherine che meduse!
Oltre il danno anche la beffa
Come abbiamo visto, l’Italia deve soddisfare un grande fabbisogno di mascherine ogni mese.
La maggior parte di queste viene prodotta in Cina, e per essere trasportate si utilizzano navi con un alto tasso di inquinamento per via dei loro carburanti tossici come il bitume, combustibile di scarsa qualità che portato oltre i 100°C è nocivo per l’ambiente.
Queste navi sono la seconda fonte di inquinamento al mondo, poichè non ci sono leggi che vietano l’utilizzo di questi carburanti, anche perchè oltre le dodici miglia, in acque internazionali, il mare è di tutti, quindi di nessuno.
Ma queste mascherine si possono smaltire?
Forse un modo c’è: alcuni studi hanno dimostrato che un metodo per poter smaltire le mascherine è la pirolisi. Questo è un processo chimico che, attraverso l’uso del calore, decompone i materiali e il tutto avviene senza ossigeno e ad una pressione molto alta.
Un ulteriore studio ha scoperto che è possibile convertire il polipropilene (componente principale delle mascherine) in biocarburante, sempre attraverso la pirolisi.
In questo modo, i residui plastici possono essere convertiti in carburante liquido che può essere riutilizzato a livello industriale.
Tutto chiaro amici ecologici?
Quindi pensateci due volte prima di abbandonare le vostre mascherine per strada, o di gettarle dove non opportuno.
E ricordate sempre che se preservate l’ambiente ci guadagnate anche voi!


