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The Staircase – Il caso che diventa metanarrazione

The Staircase – Il caso che diventa metanarrazione

July 07, 2022 SocialStation 4 min read 2 views

The Staircase – Una morte sospetta è un gioco metanarrativo affascinante, tra cronaca e finzione, tv e streaming, stile documentaristico e serialità. La miniserie in 8 episodi, scritta e diretta da Antonio Campos, ha debuttato su HBO Max il 5 maggio ed è disponibile su NOW.

Il caso è quello di Michael Peterson, scrittore di modesto successo e candidato al seggio comunale della cittadina di Durham, in North Carolina. La sera del 9 dicembre 2001, Peterson trova il corpo della moglie, Kathleen, in fondo alle scale di casa. La scena è agghiacciante: la donna è ricoperta di sangue, con ferite evidenti sul cranio.

Soupçons

Tre anni dopo, nel 2004, Peterson è sotto processo, unico sospettato per l’omicidio – o presunto tale – della moglie. Jean-Xavier de Lestrade, regista e produttore francese, inizia a interessarsi al caso e decide di girarne un documentario. Per la difesa di Peterson è l’occasione di raccontare all’opinione pubblica la propria versione dei fatti, per de Lestrade quella di cavalcare un caso particolarmente amato dai media.

Il risultato è una docuserie dal titolo, in francese, Soupçons, diventata The Staircase per il mercato internazionale. Tre stagioni, per raccontare tre tappe diverse del lungo processo a Michael Peterson: la prima serie, nel 2004, si conclude con la condanna per omicidio volontario; nel 2013, de Lestrade torna sul caso perché Peterson ottiene dal giudice la possibilità di riesaminare il caso e viene rilasciato in libertà condizionata; nel 2018, ancora, quando l’uomo viene infine rilasciato.

Soupçons è, al di là del caso specifico, un documento straordinario, perché mostra e racconta la costruzione del caso dal punto di vista della difesa, le discussioni tra avvocati, la scelta della strategia e i commenti. Poi, i momenti privati della famiglia Peterson, le tensioni, i dubbi che emergono e che spingono anche gli affetti più cari a rivalutare il ruolo di Michael.

The Staircase

L’idea di rendere la storia dei Peterson una serie tv è del regista Antonio Campos, che aveva già avuto modo in passato di apprezzare il lavoro di de Lestrade e di appassionarsene. Da qui, quel gioco di metanarrazione e insieme di generi diversi: le quasi tredici ore di girato sono ancora oggi una testimonianza preziosa e non potevano essere trascurate, a tal punto che Campos non solo se ne serve e le riadatta, ma rende la genesi stessa del documentario un elemento di narrazione e la troupe un personaggio a tutti gli effetti.

The Staircase – Una morte sospetta riesce così a essere un’opera completa. Non solo cronaca di una morte, ma anche dramma familiare, critica al sistema giudiziario americano e persino riflessione sul ruolo dei media.

Lo fa potendo contare su un reparto tecnico di prim’ordine, come sempre quando c’è di mezzo HBO, e su un cast eccellente. Colin Firth restituisce l’immagine di un Michael Peterson complesso, vittima delle sue stesse bugie, molto meno affabile di quello che vorrebbe mostrare, ma la cui colpevolezza rimane sempre un punto interrogativo. Il cast comprende anche Michael Stuhlbarg, Dane DeHaan, Patrick Schwarzenegger e Sophie Turner.

Il ritratto della vittima

The Staircase – Una morte sospetta riesce lì dove Soupçons aveva dovuto fermarsi, per i limiti del genere documentaristico. La finzione televisiva, invece, permette alla storia di giocare con i piani temporali, flashback e flashforward, per analizzare i rapporti familiari e le loro evoluzioni.

Tornare indietro nel tempo dà anche – e soprattutto – la possibilità di raccontare la vittima, Kathleen, interpretata da Toni Collette. Madre accogliente, moglie amorevole, ma anche donna profondamente frustrata, stanca, tormentata da numerosi dubbi. Kathleen si era caricata sulle spalle il benessere dell’intera famiglia allargata, lasciando al marito la libertà di scrivere, coi suoi tempi. Poco prima di morire, però, la situazione finanziaria dei Peterson precipitò.

Toni Collette mette in scena anche le tre ipotesi di morte della donna, che la serie mostra agli spettatori nel momento in cui nel processo ne viene raccontata l’una o l’altra: omicidio, caduta, aggressione. Sono scene che per brutalità riportano quasi a Hereditary, l’horror che ha consacrato il talento dell’attrice.

Un tradimento

A Michael Peterson la serie HBO non è piaciuta, anche per una questione di rancori che l’uomo prova ancora verso il documentario di Jean-Xavier de Lestrade. Peterson ha ammesso di essersi sentito tradito:

“Non abbiamo venduto la nostra storia a Campos, non ci hanno nemmeno consultato o informato di quanto ha fatto Jean. Siamo quelli che sono stati traditi, ritratti in modo falso o spinto a lottare uno contro l’altro (cosa che non è mai accaduta), introducendo anche delle storie “bianche” per denigraci tutti di fronte a milioni di spettatori”.